Versus Zhukov

La risposta al blog del Generale Zhukov Questo sito aderisce al

Thursday, May 19, 2005

Le intenzioni degli altri

Una lenza il generale Zhukov...
Ora pretende di conoscereil personale sentire di Severino Caveri...
Interessante il meccanismo retorico usato, apparentemente Zhukov vuole precisare che Severino non e' razzista come sembrano esprimere le sue parole, per poi affermareche in realta' e' qualcosa di molto peggio...

L’articolo contro i “negroidi e levantini” venne scritto da Severino Caveri nel 1966 sul Peuple, e si riferiva all’odiato calabrese Franco Froio, segretario del Psi, che pilotò il suo partito nel centro-Sinistra facendo cascare la Giunta del Leone.
Usando quel linguaggio, molto peggiore di chi lo impiegò e per niente corrispondente al suo personale sentire, Severino Caveri fu leader spregiudicato ed ingiusto.
Conoscendo la xenofobia dei suoi e di una parte rilevante della “Kulture valdotaine”, non esitò ad usarla e a scatenarla, senza avere la garanzia e la sicurezza di controllarla.
Con quei termini scoperchiò volutamente un vaso di Pandora, da cui uscirono miasmi razzisti per altri 20 anni abbondanti.


Di seguito tutto l'intervento...
Immancabile anche il ritrattino e la spalata di merda all'altra persona tirata in causa...
Come se ritrovarsi annualmente con degli ex-allievi debba essere considerata solo una faccenda di autocelebrazione, ma tant'e', la correttezza ed il rispetto di Zhukov verso gli altri li conosciamo gia'.

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Generale, io la leggo quotidianamente... solo che spesso non sono all'altezza dei suoi interlocutori o dei suoi interventi...
Oggi le segnalo, sempre sulla Stampa (mercoledì 18 maggio 2005) una "risposta" del Prof. Orlando Formica a Magnabosco. Ma anche qui alcuni passaggi mi sono ignoti...

By manomano, at 11:26 AM
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Caro manomano,

Glielo dico da cattivista convinto, che non fa salamelecchi perché allevato nella steppa: guardi che lei è assolutamente un interlocutore all’altezza di questo blog di discussione, che non ha nessuna intenzione di diventare un cenacolo di èlite.
L’unica dote che dà diritto di entrata in questo luogo è l’educazione, per il resto ogni supponenza è bandita. Forse ogni tanto io ricordo più cose di lei, ma è semplicemente perché sono più vecchio, e in questo non c’è nessun merito. Sia gentile e non mi metta a disagio , io sono un rozzo generale del popolo, timido come tutti gli uomini di guerra e non avvezzo ai complimenti. Comunque grazie di cuore per l’apprezzamento indiretto, spero non sottilmente ironico.
Dunque il messaggio del prof Formica alla Stampa: guardi, non voglio incattivire. Il senso dello scritto, come capita al professore con allarmante frequenza, mi sembra autoincensatorio e autoadulatorio.
Insomma la Vda sarebbe fortunata perché ora, nei posti di comando, si trovano tutti gli ex allievi del professore stesso, una garanzia di qualità manco provenissero dall’Ena.
Il personaggio possiede un vero talento pubblicitario per le proprie imprese, che esercita ogni anno celebrando con una festa sé stesso e i suoi ex allievi. Finora l’unico precedente, modestamente, era don Bosco e la consuetudine salesiana.
L’articolo contro i “negroidi e levantini” venne scritto da Severino Caveri nel 1966 sul Peuple, e si riferiva all’odiato calabrese Franco Froio, segretario del Psi, che pilotò il suo partito nel centro-Sinistra facendo cascare la Giunta del Leone.
Usando quel linguaggio, molto peggiore di chi lo impiegò e per niente corrispondente al suo personale sentire, Severino Caveri fu leader spregiudicato ed ingiusto.
Conoscendo la xenofobia dei suoi e di una parte rilevante della “Kulture valdotaine”, non esitò ad usarla e a scatenarla, senza avere la garanzia e la sicurezza di controllarla.
Con quei termini scoperchiò volutamente un vaso di Pandora, da cui uscirono miasmi razzisti per altri 20 anni abbondanti. Il problema è che tali miasmi, una volta in circolazione, non rientrarono al chiuso, dove dovevano essere custoditi con vergogna.
A rigor di logica politica, Froio si comportò così non in quanto calabrese( e dunque essere razzialmente infido, come suggeriva Severino…), ma in quanto socialista, ossia segretario di un partito che dal cambio di maggioranza riteneva di realizzare utili politici.
Insomma se un partito cambia maggioranza è un atto legittimo, anche se sulle motivazioni della decisione possono gravare ombre.
Nel 1966 si scatenò un putiferio, ma il vero disastro fu culturale, perché vennero rimessi in circolo bacilli razzisti, che di lì a qualche anno generarono le teorie del micronazionalismo etnico.
Certo, a distanza di 40 anni viene da sorridere osservando come tutta la Valle si sia “levantinizzata e negroidizzata” nel senso utilizzato allora da Severino Caveri.
Vedo infatti fior di purissimi celti patoisants usare “sistemi levantini”……
Infine Formica rivendica con orgoglio quanto venne (giustamente!) rimproverato al 1968, ossia di aver impiegato la scuola non per studiare, ma per fare politica.
Dice infatti il professore torrenzialmente autocelebrante:”…il mio impegno nella scuola per rafforzare la valdostanità, insegnare lo Statuto, l’Europa dei popoli, far scoprire ai giovani delle vallate l’orgoglio di essere valdostani…”
Insomma in pratica un attivista dell’Union, che con i soldi pubblici ha fatto attività di partito nelle ore di lezione, e ora pensa sia il momento di rivendicarlo come un merito.
Si chiama “captatio benevolentiae”, come dicevano i latini.
Capisce ora perché sostengo con tristezza che i meridionali in Valle sono in maggioranza degli zii Tom?

By Gen. Zhukov, at 5:31 PM

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